Local Code di Draw Things: cosa può fare l’assistente AI su Mac
Local Code riunisce modelli locali e strumenti per codice, documenti e attività quotidiane. Ecco come funziona, cosa richiede al Mac e quando i dati passano al cloud.
Un assistente che lavora su codice, documenti e attività quotidiane senza installare a parte un ambiente di sviluppo: è la promessa di Local Code, l’applicazione di Draw Things arrivata alla distribuzione pubblica a fine ottobre. Il progetto mette insieme un motore per eseguire modelli linguistici sui dispositivi Apple, strumenti per operare sui file e un’interfaccia da agente. Dal 28 ottobre il codice è disponibile anche pubblicamente, mentre il download dell’app è proposto dal sito ufficiale e l’arrivo sul Mac App Store è indicato come futuro.
Il nome può far pensare a un semplice assistente per programmatori, ma gli sviluppatori descrivono un uso più ampio. Local Code può aiutare a scrivere o rivedere Python e JavaScript, intervenire su fogli di calcolo e documenti Word, aggiornare presentazioni PowerPoint e generare materiali visivi. L’interesse pratico non sta quindi soltanto nel modello linguistico: è l’insieme di strumenti integrati che permette all’agente di passare dalla richiesta al lavoro su file e applicazioni, sempre nei limiti dei permessi concessi.
Che cosa si può fare con Local Code
Nel lancio pubblico Draw Things cita attività molto diverse: creare immagini e video, produrre infografiche con grafici, costruire presentazioni e video esplicativi animati, oppure scrivere e controllare codice. Per queste operazioni l’app include strumenti come Python e draw-things-cli. In altri scenari può visitare un sito, autenticarsi con le credenziali fornite dall’utente e completare un compito, per esempio fissare un appuntamento. Sono possibilità presentate dallo sviluppatore, non una garanzia che ogni sito o procedura funzioni senza interventi: login, autorizzazioni e passaggi delicati vanno comunque controllati da chi usa il Mac.
L’integrazione può estendersi alle app Foto, Messaggi, Mail, Note e Calendario. Draw Things indica che l’agente può riassumerne i contenuti o, dove supportato, modificarli e organizzarli. Anche qui è utile partire da un’attività circoscritta: chiedere un riepilogo o una bozza è diverso dal delegare una modifica definitiva. Prima di consentire l’accesso a dati personali conviene verificare quali cartelle e risorse sono autorizzate e mantenere una revisione umana per invii, appuntamenti o cambiamenti importanti.
Locale non significa che ogni modalità sia offline
Il punto centrale è la possibilità di scegliere modelli eseguiti sul dispositivo. In questa modalità prompt e file non vengono inviati a un fornitore di AI cloud per l’inferenza; il lavoro dipende però dal modello scaricato e dalle risorse disponibili sul Mac. La pagina di lancio cita Qwen 3.8 27B, con un pacchetto quantizzato da circa 10 GiB e una configurazione indicata per dispositivi con almeno 16 GiB di memoria. I modelli DeepSeek menzionati sono molto più voluminosi: 89 GiB e 376 GiB, con indicazioni rispettivamente di 48 e 64 GiB di memoria. Sono soglie consigliate dallo sviluppatore per quei modelli, non una misura universale delle prestazioni di ogni attività.
Il repository documenta anche la possibilità di scegliere modelli cloud di provider come Anthropic, OpenAI e OpenRouter o di server compatibili. Se si usa questa opzione, prompt, contenuti dei file e risultati degli strumenti vengono inviati al provider selezionato. La distinzione è decisiva: la privacy del flusso locale non si trasferisce automaticamente a una sessione cloud. Prima di caricare materiale riservato occorre controllare il modello attivo e le impostazioni della sessione, soprattutto se si alternano fornitori o progetti.
Sandbox, permessi e limiti hardware
Gli strumenti dell’agente operano nell’ambiente sandbox dell’app e possono raggiungere soltanto le cartelle autorizzate dall’utente, secondo la documentazione del progetto. Questo delimita l’accesso ai file, ma non rende innocua ogni operazione autorizzata: dare accesso a una cartella ampia significa comunque consentire all’agente di lavorare sui suoi contenuti. Per iniziare è più prudente selezionare una cartella di progetto dedicata, controllare le modifiche proposte e ampliare i permessi soltanto quando serve.
La scelta del modello è anche una decisione pratica sullo spazio e sulla memoria. Un pacchetto da centinaia di gigabyte richiede tempo per il download e molto spazio libero; la RAM disponibile condiziona quali modelli siano indicati. Chi possiede un Mac con 16 GiB può orientarsi sul modello Qwen citato, mentre le varianti DeepSeek più grandi sono destinate a configurazioni con più memoria. Non è necessario partire dal modello più pesante: per un compito di scrittura o revisione del codice può essere più ragionevole provare prima una configurazione adatta alla macchina e valutare qualità e tempi sul proprio flusso di lavoro.
Download e disponibilità
Local Code è scaricabile dal sito getlocalcode.app; Draw Things segnala che la pubblicazione sul Mac App Store arriverà in seguito. Il repository pubblico su GitHub contiene il codice sorgente e le istruzioni del progetto, con licenza GPL-3.0. La distribuzione aperta consente agli sviluppatori di esaminare e modificare il software, ma installare una build o compilare il progetto sono attività diverse dal semplice download dell’app. Per chi vuole soltanto provarlo, il percorso più diretto resta il download ufficiale e la selezione di un modello compatibile con il proprio hardware.
Local Code è quindi interessante soprattutto per chi vuole riunire in un’unica applicazione un modello locale e strumenti capaci di agire sui file. Il vantaggio dipende da un compromesso concreto: più controllo sui dati quando l’inferenza resta sul Mac, in cambio di attenzione a memoria, spazio e permessi; più scelta di modelli con il cloud, ma con il trasferimento dei contenuti al provider. Sapere quale modalità è attiva e limitare l’accesso alle risorse necessarie è il modo più sensato per valutarlo.