New Glenn dopo l’anomalia: il piano di Blue Origin per ripartire da LC-36
Dopo il test a caldo di maggio, Blue Origin ha modificato il piano per LC-36: ecco come procede il ripristino di New Glenn e cosa cambia nelle operazioni.
Il ritorno al volo di New Glenn non dipende soltanto dalla riparazione di una rampa: Blue Origin sta ridisegnando una parte delle operazioni a Cape Canaveral per rimettere in funzione Launch Complex 36 e preparare una cadenza di missioni più alta. L’anomalia del 28 maggio 2026 durante un test a caldo ha danneggiato attrezzature della base, ma ha anche accelerato il passaggio a una procedura di integrazione orizzontale e sollevamento verticale che l’azienda stava già sviluppando. Il punto centrale, quindi, non è solo quando il razzo tornerà a decollare, ma come cambierà il percorso dal montaggio del veicolo alla preparazione del carico.
Che cosa è successo durante il test di maggio
Il 28 maggio Blue Origin ha segnalato un’anomalia durante il test integrato a caldo di New Glenn a Launch Complex 36, in Florida. Un hotfire è una prova a terra dei sistemi propulsivi: non è un lancio e l’evento non va descritto come un razzo esploso in volo. Nelle prime comunicazioni l’azienda ha spiegato che tutte le persone presenti erano state rintracciate e che l’indagine era in corso. Gli aggiornamenti successivi hanno permesso di ricostruire meglio sia il problema sia il lavoro necessario per ripartire.
A fine giugno Blue Origin ha indicato che l’anomalia aveva comportato la perdita della torre parafulmine, del transporter-erector e dei cilindri idraulici. Altre strutture importanti, tra cui il deposito dei propellenti, l’Integration Facility, la vehicle access tower e la torre dell’acqua, risultavano invece in buone condizioni. Le operazioni di recupero dell’hardware e rimozione dei detriti erano terminate, mentre la ricostruzione della piattaforma era cominciata. Questo quadro spiega perché il ripristino non equivalga a sostituire un singolo componente: rampa, movimentazione del razzo e collegamenti a terra devono tornare a lavorare insieme.
L’indagine sul motore BE-4 e le verifiche a terra
Nell’aggiornamento del 5 agosto Blue Origin ha ricondotto l’anomalia alla valvola principale dell’ossigeno di uno dei motori BE-4 del primo stadio. La conclusione, ha spiegato l’azienda, è arrivata dopo il recupero dell’hardware e le ispezioni; sono stati svolti test sui componenti e prove a caldo dei motori per comprendere il guasto e definire le contromisure. Il piano descritto prevedeva piccole modifiche alla valvola, da adattare ai motori esistenti, insieme al completamento dell’analisi delle possibili cause.
È un passaggio diverso dal semplice ripristino della struttura. Prima di autorizzare un nuovo volo occorre integrare le modifiche al veicolo, controllare i sistemi interessati e completare le verifiche operative. Il lavoro sul motore e quello sulla base procedono quindi come parti dello stesso rientro: una soluzione tecnica non basta se l’infrastruttura non è pronta, e una rampa ricostruita non basta se il razzo non ha superato le verifiche. La sequenza aiuta a capire perché gli aggiornamenti di Blue Origin parlino di fasi successive, anziché di una sola data di riapertura.
Perché il montaggio orizzontale cambia la procedura
Per il ritorno al volo Blue Origin ha scelto di non ricostruire la configurazione precedente di LC-36. Il piano presentato a giugno prevede di unire orizzontalmente gli stadi nell’Integration Facility, poi trasferire il veicolo verso la piattaforma e ruotarlo in verticale con una gru, sollevandolo su una tavola di lancio rinnovata. Il carico utile viene installato quando il razzo è già verticale. In questo modo l’azienda evita di ricostruire un nuovo transporter-erector e può riutilizzare infrastrutture esistenti.
Per chi segue i lanci, la differenza pratica è nella divisione del lavoro: più operazioni possono svolgersi al riparo nell’edificio d’integrazione, mentre la permanenza sulla rampa si concentra sulle fasi che richiedono il veicolo in posizione di volo e sul collegamento del carico. Blue Origin aveva già sviluppato una procedura simile per la versione 9x4; dopo l’anomalia ha deciso di applicare il concetto anche al percorso di rientro, mantenendo nel frattempo la produzione della configurazione 7x2. La compagnia presenta l’intercambiabilità tra le piattaforme come un modo per rendere l’operatività più flessibile.
LC-36A, LC-36B e il piano per più missioni
Nell’aggiornamento del 16 ottobre Blue Origin descriveva LC-36A come in fase di ripristino dopo l’anomalia e LC-36B come in costruzione per ospitare New Glenn 9x4. L’azienda sta inoltre realizzando una nuova struttura per l’integrazione verticale, così da preparare più veicoli e carichi in parallelo. Il progetto della struttura di integrazione per i clienti prevede quattro baie per i payload e due baie di incapsulamento: sono elementi pensati per gestire missioni diverse senza far dipendere ogni preparazione dalla conclusione della precedente.
La società ha anche presentato una richiesta ambientale per aumentare da 12 a 50 il numero di lanci annui consentiti a LC-36. È una richiesta, non un’autorizzazione già concessa; mostra però la scala del piano infrastrutturale che accompagna il ritorno al volo. Blue Origin punta a costruire un sistema che includa produzione, preparazione dei carichi, lancio e recupero dei booster riutilizzabili. Per valutare i progressi di New Glenn sarà quindi utile osservare insieme le prove del razzo, l’avanzamento di LC-36A e la capacità delle nuove strutture di sostenere preparazioni parallele.
Che cosa osservare nei prossimi aggiornamenti
Gli elementi concreti da seguire sono l’esito delle verifiche sulla valvola BE-4, il completamento dei lavori sulla piattaforma e l’entrata in funzione della procedura orizzontale-verticale. Sono passaggi distinti: un aggiornamento su un cantiere non equivale a una data di lancio, così come la disponibilità di un motore modificato non certifica da sola il veicolo completo. Il progetto va letto come una ripartenza per fasi, in cui la sicurezza del volo e la ripetibilità delle operazioni contano quanto il calendario.
New Glenn resta inoltre una parte di un programma industriale più ampio: Blue Origin sta costruendo infrastrutture per servire clienti commerciali e istituzionali, mentre NASA le ha affidato lo sviluppo della Mars Telecommunications Network, con un orbiter previsto entro la fine del 2028 e una rete che l’agenzia si aspetta operativa su Marte entro il 2030. L’annuncio NASA non assegna quel compito a uno specifico volo di New Glenn, ma chiarisce perché una capacità di lancio affidabile e una preparazione efficiente siano strategiche per le attività spaziali dell’azienda.