Siri e ChatGPT su iPhone: cosa puoi attivare e come gestire le richieste

Siri può passare alcune richieste a ChatGPT, ma non si sostituisce: ecco come attivare l’estensione, controllare i dati e distinguere Siri AI in iOS 27.

Siri e ChatGPT su iPhone: cosa puoi attivare e come gestire le richieste
Visualizzazione luminosa presentata da Apple per Siri AI (immagine: Apple).

ChatGPT può rispondere ad alcune richieste rivolte a Siri, ma questo non significa che si possa sostituire l’assistente Apple con Claude o impostare un chatbot come motore predefinito di ogni comando. L’integrazione documentata da Apple è un’estensione facoltativa: Siri continua a ricevere la richiesta e, quando è utile, può chiedere il permesso di inoltrarla a ChatGPT. È una differenza importante rispetto alle voci su un presunto “SiriSwap” nascosto in iOS 26, per il quale non esiste una documentazione Apple verificabile.

Per capire cosa si può fare davvero, conviene distinguere tre elementi: Siri come interfaccia di sistema, l’estensione ChatGPT utilizzabile da alcune funzioni di Apple Intelligence e la più recente Siri AI, distribuita in beta con iOS 27. Non sono sinonimi e non offrono necessariamente le stesse funzioni, lingue o disponibilità geografica.

Come interviene ChatGPT quando si usa Siri

Apple descrive ChatGPT come un’estensione che l’utente può attivare nelle impostazioni. Siri può consultarla per ottenere risposte più articolate a determinate domande; l’estensione è utilizzabile anche da Writing Tools, Image Playground, Visual Intelligence e Comandi Rapidi, secondo le funzioni disponibili sul dispositivo e nella regione. Non si tratta però di impostare ChatGPT al posto di Siri: si continua a parlare o scrivere con Siri e si sceglie quando coinvolgere il servizio di OpenAI.

In pratica, si può formulare esplicitamente una richiesta come “Chiedi a ChatGPT di riassumere questo testo”. Se invece la richiesta non nomina ChatGPT, Siri può proporre l’estensione quando ritiene che possa essere utile. Apple documenta anche un’opzione per non chiedere conferma a ogni richiesta; resta invece una conferma prima di inviare foto o file. Queste impostazioni permettono di scegliere un equilibrio diverso tra comodità e controllo, senza trasformare ChatGPT nell’assistente predefinito del telefono.

Attivazione, account e controllo delle richieste

Su un iPhone compatibile, il percorso indicato da Apple in iOS 27 parte da Impostazioni, poi Siri e ChatGPT. Da qui si seleziona Configura e si decide se accedere con un account. Non è necessario avere un account per usare l’estensione, ma Apple precisa che per salvare le richieste nella cronologia ChatGPT occorre effettuare l’accesso. La disponibilità dell’estensione dipende anche dai paesi in cui l’app e il servizio ChatGPT sono disponibili.

Nella stessa sezione si può disattivare “Conferma richieste” per consentire a Siri di inviare automaticamente le richieste che ha individuato come adatte. Chi preferisce mantenere una decisione esplicita può lasciare attiva la conferma; è possibile anche spegnere del tutto “Usa ChatGPT” e impedire a Siri di proporre la configurazione. I nomi esatti delle voci possono variare con la versione del sistema, quindi è utile controllare che l’iPhone sia aggiornato prima di seguire istruzioni riferite a un’interfaccia precedente.

Che cosa viene condiviso

La scelta non riguarda soltanto l’accesso alla funzione, ma anche i dati che la richiesta porta con sé. Secondo l’informativa Apple, quando si usa l’estensione vengono inviati a ChatGPT il prompt e gli eventuali allegati, insieme a informazioni limitate come fuso orario, paese, tipo di dispositivo, lingua e funzione utilizzata. Apple afferma che l’indirizzo IP è nascosto a OpenAI, mentre viene comunicata una localizzazione generale per prevenzione delle frodi e obblighi legali.

Per l’uso senza account, Apple dichiara che OpenAI deve trattare i dati per soddisfare la richiesta, senza conservarli né usarli per addestrare i modelli, salvo quanto richiesto dalla legge. Se si accede con un account ChatGPT, si applicano invece le impostazioni dell’account e le informative sulla privacy di OpenAI. Prima di inviare documenti o contenuti personali, è quindi sensato controllare quale account è collegato e valutare se il materiale sia adatto a un servizio esterno.

Siri AI è un’altra funzione, con limiti propri

iOS 27 introduce anche Siri AI in beta: Apple la presenta come un assistente conversazionale con comprensione del contesto personale, capacità di considerare ciò che appare sullo schermo e una propria app per riprendere le conversazioni. È un’evoluzione di Siri sviluppata da Apple, non la prova che l’utente possa sostituirla con Claude o scegliere liberamente un fornitore predefinito. Le estensioni, come ChatGPT, restano un meccanismo distinto.

La disponibilità è un punto decisivo per chi vive in Italia. Apple indica che Siri AI parte in inglese e che inizialmente non sarà disponibile su iOS nell’Unione europea. La pagina di supporto richiede inoltre un dispositivo compatibile con Apple Intelligence — iPhone 15 Pro e 15 Pro Max oppure iPhone 16 o successivi — e le lingue e i requisiti possono cambiare nel tempo. La presenza di ChatGPT tra le estensioni non implica quindi che tutte le funzioni di Siri AI siano già utilizzabili nello stesso paese.

Come orientarsi senza confondere le promesse

Se l’obiettivo è ottenere aiuto su una domanda complessa, provare la scrittura assistita o interrogare un’immagine, l’estensione ChatGPT è la funzione concreta da cercare nelle impostazioni, quando disponibile. Se invece si vuole una Siri più conversazionale e capace di usare contesto personale, occorre verificare separatamente compatibilità, versione beta, lingua e regione di Siri AI. In nessuno dei due casi le fonti Apple consultate descrivono una selezione generale di Claude come sostituto di Siri o un’impostazione “Auto/Manuale/Interattiva” per instradare ogni domanda.

Prima di abilitare l’invio automatico, vale la pena decidere quali contenuti si è disposti a condividere e se si preferisce usare ChatGPT con il proprio account. Per l’uso quotidiano, lasciare la conferma attiva è un modo semplice per valutare caso per caso; disattivare l’estensione resta possibile. Così si può sperimentare l’integrazione reale senza basarsi su stringhe di codice non documentate o su promesse di sostituzione completa dell’assistente.